La Storia del Grifone

Il Grifone è il Rione dell’antica Porta S.Andrea, oggi Porta al Borgo.

Il Rione fino al 1877 era una delle quattro cortine che rappresentavano insieme alla Porta al Borgo (Grifone), Porta Lucchese (Cervo Bianco), Porta San Marco (Leon d’Oro) e Porta Carratica (Drago) dei piccoli comuni completamente autogestiti, con proprie amministrazioni, le quali confluivano tutte sotto il territorio Pistoiese.

Una caratteristica della Comunità, che incise anche nel tessuto produttivo della zona, era la presenza di numerosissime gore, piccoli corsi d’acqua che furono costruiti artificialmente e attraverso i quali l’acqua, proveniente dall’Ombrone e dalla Brana, veniva sapientemente distribuita su tutto il territorio della città. Queste gore favorirono la nascita di numerose ferriere, cartiere, mulini, frantoi sviluppando anche l’agricoltura di tutto il territorio pistoiese. Nel territorio di Porta al Borgo esistevano sei ferriere, quattro distendini, due fabbriche di “instrumenti rurali”, una di ferro malleabile, sei cartiere, una polveriera, due filande.

Per completare i lavori ai bastioni di Porta Lucchese e di Porta al Borgo, fu inviato a Pistoia, nel maggio del 1544, Giovan Battista Bellucci detto il Sanmarino. I lavori per portare a termine le opere dovettero iniziare con urgenza e procedere celermente, con l’obbligo di concluderli entro tre mesi. Il nuovo architetto ordinò le scapezzature delle mura tagliando i merli. Il bastione di porta al Borgo è il complesso militare, dopo la fortezza, più imponente. Come gli altri, esso si pose come elemento di raccordo fra i due tratti di mura trecenteschi fasciando la porta al Borgo del XIV secolo che fu spostata sul lato dell’attuale via Dalmazia, demolendo due casamenti sul fianco sinistro di via porta al Borgo di proprietà della Sapienza, incanalando la gora di Gora e realizzando la nuova porta. La porta al Borgo era così descritta: «…a tettoia con imposta di serramenti e rastrello in bilancia, e cancello; Una stanza per il cassiere con caminetto e un’altra stanza per brace con luogo comune con sportelli di legno; un’altra stanza per il servizio degli stranieri; e la casa per i medesimi composta di quattro stanze con due imposte e serramenti…». Il bastione realizzato in ciottoli di fiume e calce perimetralmente ha il bastone o redentone in pietra serena, mentre lo stacco in alzato presenta tre livelli: il primo di 3,4 m, la scarpa inclinata di 6 m separata da quello da una fascia in pietra serena di 40 cm, e lo stacco in alzato sopra il redentone di 2,47 m. L’altezza del bastione è caratterizzata dalla sua collocazione che si sviluppa lungo il pendio dell’attuale via dello Specchio. Sui fianchi rientrati vi sono tre ordini di cannoniere, quelle che si affacciavano su porta al Borgo erano armate con due smerigli sbocchettati caricati a mitraglia per consentire di spazzare, a ridosso della porta, il più alto numero di nemici, mentre le altre erano atte ad ospitare cannoni superiori alle otto libbre di diametro (100 mm circa) e capaci di una gittata di 650-700 metri, caratteristica delle concezioni architettoniche del Sanmarino. La piazza d’armi che si apriva presso le cannoniere presentava il pavimento in ciottolame, murato a calce per consentire lo spostamento dei pezzi agevolmente. Sul lato sinistro della piazza guardando le cannoniere, in direzione della porta, c’era la santabarbara, demolita per far posto alla scuola, ma i cui resti sono ancora ben visibili, mentre sul lato sinistro vi era l’accesso al camminamento sotterraneo. Esso consentiva di arrivare alla sortita posta sotto le cannoniere e, allo stesso tempo, di giungere con un percorso  perimetrale alla cannoniera opposta. Lo spigolo di raccordo fra il bastione e le cannoniere è l’elemento che contraddistingue il disegno del Bellucci, con esso separa la zona di difesa passiva da quella attiva ponendo le cannoniere sullo stesso piano degli assedianti, quasi al livello del suolo, contrapponendo il lato del bastione caratterizzato da uno spiccato monumentale, vero fronte di inerzia passivo. All’interno del bastione sono ancora percorribili due camminamenti sotterranei, splendido esempio di architettura militare: il primo posto sul lato destro del corridoio consente una sortita sull’ attuale giardino di via dello Specchio. Il secondo camminamento si sviluppa perimetralmente lungo il bastione e misura circa 280 m, largo 1,10 e alto 2,2 alla chiave di volta. Questo percorso era di collegamento fra due zone impegnate militarmente e adatto anche per spostare le truppe al coperto dalla linea di fuoco dell’avversario. Lungo il percorso si aprono 19 areatori che salgono in superficie. Nel sotterraneo parallelo a via Dalmazia di fronte a via di Gora e Barbatole è presente la presa della Gora di Gora che si immette nel bastione, esternamente è ancora visibile la vecchia grata in metallo che impediva l’accesso al bastione. Sulle mura di via porta al Borgo, a fianco del “casottino” di servizio della vecchia villa Tiryon con mascherone e fontana che si apre su via di porta al Borgo, sono comparsi i resti degli stipiti della porta sia nel lato interno alla città sia nel lato esterno. Sul fianco sinistro della porta, sono presenti i resti di una torre di raccordo fra lo spigolo del fronte delle mura dove si apre la porta e lo spigolo delle mura che provengono da porta Lucchese. La torre scapezzata e inglobata dal bastione è ancora ben visibile dalla parte esterna fra le abitazioni di via Dalmazia e lo stesso bastione. Gli elementi architettonici che componevano la torre angolare scapezzata nel Cinquecento sono stati riusati per costruire l’apparato del bastione e delle cannoniere che si aprivano sulla porta.

Il territorio del Grifone

Partendo dall’antico Bastione Thyrion, qui situata l’antica e non più presente Porta al Borgo, cui prende nome l’omonima via, scendiamo costeggiando le mura, facenti parte della terza cerchia costruita in difesa della città, ci troviamo lungo via P. Petrocchi,giungendo cosi nella zona a sud del Rione confinante con quella del Cervo Bianco e dalla Via Bindi, successivamente transitando da Via della Vigna per poi risalire lungo la centrale e suggestiva Via dei Cancellieri.

Attraversando poco dopo il Vicolo Baglioni entriamo in Piazza dello Spirito Santo,delimitata dalla chiesa di San Michele in Cioncio, via Dé Rossi e riprendendo Via Bracciolini per sfociare nella Piazza del Duomo, ove si disputa la Giostra.

Il confine del Rione nella Piazza è circoscritto nella zona “Lato Tramontana” facenti parte il Palazzo del Barone Braccialini (attualmente sede del Monte dei Paschi), e il Palazzaccio interamente ricostruito nel ’900.

Dalla zona Sud-Est del Grifone risaliamo lungo Via XXVVII Aprile, dal lato opposto della Torre di Catilina incrociando Via delle Pappe per poi giungere in Piazza del Carmine; da qui Via degli Armeni ci riporta nella zona Nord-Ovest in concomitanza con la cinta muraria e la Porta ai Giardini che divide il confine con il Rione del Leon D’oro, lungo il Viale Matteotti per poi tornare alla Porta al Borgo.

L’elenco delle vittorie

1951
1954
1980
1984 (in occasione del Centenario dell’accertamento di autenticità della reliquia di San Jacopo,si disputarono due Giostre)
1999
2003
2008
2012
2016

Gli Speron d’Oro

1981 Pierattini Roberto
1984 Bartoletti Claudio detto “il Killer”
1987 Pierattini Roberto
1998 Bartoletti Claudio detto “il Killer”
1999 Bartoletti Claudio detto “il Killer”
2003 Veneri Luca
2005 Veneri Luca
2010 Cordari Christian
2012 Cordari Christian
2013 Betti Rocco detto “Nappino”
2016 Federico Santi

La Conchiglia D’Argento 

2009
2010
2012
2013

L’araldica del Grifone

1947 – Un grifone bianco portante una bandiera con la croce di S.Andrea su fondo rosso. Questa araldica recupera pienamente quella rappresentata all’interno del Palazzo Vescovile.
2012 – Un grifone rampante in Scudo Bianco recante il motto “La forza del rostro – Il rosso del cuore” su fondo rosso.

Mantenendo pienamente quelli che sono i colori del Rione, è stato modificata la figura mitologica attraverso lo studio del “bestiario” che viene riportato con la testa e il busto d’aquila e zampe e coda di leone, inoltre è stato aggiunto il motto, racchiuso in scudo e aggiunte decorazioni oltre gli scudi delle principali compagnie militari, S.Andrea e S.Jacopo in Castellare. 

Il territorio del Rione e  delle sue compagnie è “racchiuso” nello stemma della Porta al Borgo. Così come per le altre Porte, nella parte bassa dello scudo è presente la balzana del comune di Pistoia. L’allegoria presente al centro rappresenta lo “sgorgar” d’acqua delle numerose gore presenti all’interno del contado, oltre alla simbologia dell’Ombrone.

 

I vessilli delle due compagnie militari minori del Rione sono determinati dalle chiese di appartenenza.

 

Un leone rampante per la Chiesa di S.Andrea e un unicorno per la Chiesa di S.Jacopo in Castellare.

Dal 1947 cioè quando venne disputata la prima giostra, lo stemma è quello fedele alla raffigurazione presente nel soffitto di Palazzo dei Vescovi dove ora è presente l’ufficio per il turismo. 

Un grifone bianco rampante portante una bandiera con la croce di S.Andrea su campo rosso (Chiesa di S.Maria al Prato).

L’araldica del Grifone, è stata recentemente modificata, mantenendo però tutte le iconografie storiche. Nel 2012 mantenendo inalterati  i colori che contraddistinguono il Rione sono state apportate modifiche basandosi anche sul “bestiario” di questo animale mitologico. Il grifone è una creatura leggendaria con il corpo di leone e la testa d’aquila, la cui leggenda nasce dalla mitologia mesopotamicafenicia e babilonese. Oltre ad accentuare queste caratteristice e render l’immagine più realistica,è stata eliminata la bandiera rendendo un grifone rampante al naturale in scudo bianco, in alto il motto inserito in nastro azzurro recante la scritta: LA FORZA DEL ROSTRO IL ROSSO DEL CUORE. Quest’ultimo è stato scelto in quanto vuol racchiudere l’essenza che questo animale rappresenta.

Il rostro: letteralmente”becco” dell’aquila,a significare la tenacia di questo animale nei confronti dei suoi “rivali”. In tutte le tradizioni l’aquila incarna la potenza cosmica. È il re di tutti gli uccelli, avendo il dominio assoluto dell’aria; è l’equivalente celeste del leone.               

Il cuore: a significare il coraggio del leone, la nobiltà. Il leone della Terra è il nemico della celeste aquila, maestro della natura, portavoce della forza e sostegno del principio maschile. È il simbolo “rosso” reale.

Il tutto è stato poi inserito su campo rosso alternato dal bianco in decorazioni. Un grifone inserito in scudo su campo rosso, affiancato dalle compagnie minori e sormontato dallo stemma della Porta.

  

Il grifone è una creatura leggendaria con il corpo di leone e la testa d’aquila, la cuileggenda nasce dalla mitologia mesopotamicafenicia e babilonese.

Aspetto e storia

Molte illustrazioni moderne rappresentano il grifone con le zampe anteriori da aquila, dotate di artigli. Generalmente comunque ha quattro zampe da leone. La sua testa da aquila ha orecchie molto allungate; queste sono a volte descritte come orecchie da leone ma spesso anche da cavallo, a volte anche piumate. Stando ad alcuni autori, la coda sarebbe costituita da un serpente, paragonabile a quella della chimera.
Il grifone è quindi spesso rappresentato con quattro zampe, ali, becco, artigli d’aquila e spesso con orecchie equine. In antichità era un simbolo del potere divino e un guardiano della divinità. Il grifone è stato usato nella cristianità medievale come simbolo di Gesù Cristo[1][2].

Esistono comunque notevoli differenze nella rappresentazione del grifone dall’età del bronzo (quando era piuttosto comune nell’arte micenea e in quella anatolica-vicino orientale) e i giorni nostri. Per esempio i grifoni della sala del trono di Cnosso (a Creta ma di età micenea) hanno un muso d’aquila sovrastato da piume voluminose, sono privi di ali ed hanno un corpo da generico felino, più simile al leopardo che al leone. Anche nella prima età del ferro i grifoni erano rappresentati in maniera molto diversa da caso a caso: celebri sono i due grifoni di Ascoli Satriano in marmo policromo, presumibilmente opera di un maestro della Daunia o magno greco apulo; questi sono raffigurati con grandi ali colorate e non da rapace, becco d’aquila, collo di serpente o comunque rettiliano, corpo di leone.

Raramente un grifone è dipinto senza ali: nel Quattrocento e anche più tardi in araldica questa creatura veniva considerata un grifone maschio, a differenza delle femmine dotate di ali. In araldica un grifone ha sempre le zampe anteriori da aquila. La creatura con le zampe anteriori leonine è distinta come Opinicus. In araldica simboleggiacustodia e vigilanza. Inoltre poiché riunisce l’animale dominante sulla terra, il leone, con quello dominante in cielo, l’aquila, il grifone simboleggia anche la perfezione e la potenza.

Viveva sui monti tra gli Iperborei e gli Arimaspi, dove custodiva l’oro del Nord. Secondo altre fonti mitologiche, il grifone era il triplo di un normale leone. Un solo colpo della sua poderosa zampa poteva abbattere all’istante uno stallone adulto e il becco d’aquila riusciva a sventrare la preda in pochi secondi.

Il grifone come figura araldica chimerica compare in molti emblemi e stemmi e simboleggia la custodia e la vigilanza.

v.28.2.2017

 

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Vestizione di San Jacopo Ed. 2018